Gli orologi russi

(Nota: ho creato questa pagina in tempi non sospetti, nel 2004. In seguito, ho partecipato a vari forum, con alterne fortune: attualmente, l'unico forum che ritengo degno -e che ancora frequento- è anche quello che mi ha insegnato tutto sugli orologi russi, che è ben più di quanto presente in questa pagina, ovvero Watchuseek . Altro sito che stimo www.orologiko.it  , anch'esso gestito da ottime persone. Per tutto il resto, l'attuale abbondanza di materiale in italiano deriva, senza falsa modestia e con  molto realismo, dalla passione che ho messo nei primi anni, messa a disposizione con molto entusiasmo e, ahimè, altrettanta ingenuità. Questa vecchia pagina risulta ormai non aggiornata, e non ho il tempo di integrarla o correggerla, per cui, eventualmente, rimando al forum suddetto...se invece preferite l'italiano, sappiate che quasi tutto ciò che trovate in rete è iniziato dai miei post. Poca modestia? L'unica pagina che usciva cercando "orologi russi" su Google Italia anni fa, prima che iniziassi a parlarne sul Web, era questa....no, non è mia. E poi c'era questa, dove si parlava incidentalmente -sia pure a proposito di un noto scrittore- di "schifoso orologio russo". Era quasi 10 anni fa. Null'altro. Fatevi un'idea...Comunque, buona lettura! )

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Perchè una pagina sugli orologi russi? Perchè sono un simbolo della contraddittoria tecnologia russa, capace di creare vere e proprie meraviglie come i caccia MIG-29, ma rimasta ferma ad almeno vent'anni fa per quanto riguarda il resto. Qualcuno ricorderà che alla fine degli anni '80 gli orologi made in URSS riscuotevano un notevole successo anche da noi. Era un periodo (decisamente bello) in cui tutto ciò che era sovietico andava di moda. E, nei primi anni '90, cominciavano a venire in Italia frotte di polacchi su autobus scalcagnati, per vendere macchine fotografiche, visori notturni e orologi, tutti con una tecnologia "vecchio stile", magari non proprio eccelsa, ma comunque interessante. Per quanto riguarda gli orologi, anche quelli erano un simbolo della "perestrojka", fino ad allora quasi nessuno conosceva marchi come Vostok, Raketa, Poljot, eccetera. Poi la perestrojka è finita, l'URSS è crollata...ma quegli orologi -tranne che in alcuni casi- vengono ancora oggi prodotti, con caratteristiche praticamente immutate: ostinatamente meccanici e quasi sempre a carica manuale (quando ormai tutti gli orologi "popolari" occidentali e giapponesi -tranne alcuni semplici "automatici"- si sono convertiti al quarzo da decenni), con estetica e linee d'altri tempi, non sono privi di fascino, proprio perchè conservano caratteristiche (e difetti...) ormai assenti sui movimenti meccanici di produzione occidentale più recenti. Probabilmente più di una persona se ne trova uno in casa...ma andiamo con ordine!  


 Il "Poljot": l'orologio di Yuri Gagarin

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La "Poljot" è la più grande fabbrica di orologi russa.  Fu fondata a Mosca nel 1930 con il nome di "Prima fabbrica di orologi di Mosca", per la produzione di strumenti per l'industria aerospaziale e per l'aviazione militare. Nell'aprile del 1961, Yuri Gagarin portava a termine la prima missione nello spazio; in dotazione aveva un orologio Poljot "Sturmanskie", che divenne così il corrispettivo russo dell' Omega "Speedmaster" indossato da Armstrong durante l'atterraggio sulla Luna. Nella prima foto in alto, abbiamo lo "Sturmanskie" indossato da Gagarin durante il suo primo volo nello spazio: il movimento (seconda foto) era un semplice 17 rubini, con la lancetta dei secondi arrestabile per una migliore sincronizzazione dell'orologio. Stesse caratteristiche per il "Pobeda" (il nome significa "vittoria", fra l'altro usato anche per treni, navi e anche per un'automobile) nella terza e quarta foto. Il marchio Poljot (che significa "volo") fu adottato solo dopo l'impresa di Gagarin, e ancora oggi contraddistingue tutti gli orologi prodotti dalla fabbrica moscovita. 

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Tuttavia, la Poljot è nota soprattutto per essere l'unica fabbrica russa produttrice di cronografi meccanici da polso. Nella prima e seconda foto in alto, un vecchio modello: lo "Strela", equipaggiato con un movimento con ruote a colonna, 19 rubini, ispirato allo svizzero Venus 178. Nella seconda metà degli anni '70, la Poljot acquistò dalla svizzera Valjoux i macchinari per la produzione del calibro "7734", che venne profondamente modificato e ribattezzato "3133" (terza foto), 23 rubini a carica manuale. Questo movimento ha equipaggiato tutti i cronografi Poljot prodotti da allora, partendo dall' "Okean" (quarta foto, usato anche durante sulla navicella spaziale Soyuz nel 1976) per arrivare all'attuale "Sturmanskie" crono nella quinta foto. Nella sesta foto, un altro classico Poljot: il "Buran", con una cassa simile a quella di orologi tedeschi quali Hanhart e Tutima. 

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 In alto, alcuni nuovi modelli, sempre equipaggiati con il calibro 3133 (e con le sue derivazioni, che comprendono anche una nuova versione con indicazione delle 24 ore). Nella prima foto, lo "Sturmanskie Gagarin 2001", con un nuovo design; nella seconda foto, l' "SS-18", con una cassa in titanio ricavata dallo smantellamento dei missili intercontinentali "SS-18"! Nella terza foto, uno dei modelli più attraenti: l' "Aviator", con un notevole look "aeronautico"! In verità, l'"Aviator" è spudoratamente copiato dallo svizzero Fortis "Pilot Chrono"...la Poljot non è stata l'unica a copiarne l'aspetto (ho visto anche orologi di Marchi ben noti, come Calvin Klein, scopiazzati dal Fortis), tuttavia ha dovuto modificarne il quadrante a causa di un'azione legale da parte della Casa svizzera (quarta foto).

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Nelle prime due foto in alto, un altro modello davvero interessante: il "Russian Aviator", nelle due versioni dedicate a M. Gromov e I. Kozedub, due aviatori russi. Entrambi hanno il calibro "2612" (terza foto), dotato di un curioso allarme meccanico (ci sono due corone: una per caricare l'orologio, e l'altra per caricare la sveglia) e derivato da un altro vecchio movimento svizzero, l' "AS-1930" (AS sta per "Adolf Schild", la marca che produceva questo movimento). Nella quarta foto, invece, la riedizione dello "Sturmanskie" indossato da Gagarin durante il suo primo volo nello spazio: un orologio notevole per chi vuole indossare un pezzo di storia al polso!

 

 Il "Vostok": il classico orologio dell'Armata Rossa

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I "Vostok" (il termine significa semplicemente "Est" in russo) sono sicuramente gli orologi russi più diffusi e noti da noi. In Italia vennero anche importati ufficialmente verso la fine degli anni '80, mantenendo il marchio cirillico "Boctok", che casualmente poteva essere scritto anche in caratteri latini; vennero anche pubblicizzati su parecchie riviste nazionali -personalmente me li ricordo persino su "Gente Motori"!- insieme ai "Raketa", altra marca made in URSS. Tuttavia, nella stragrande maggioranza dei casi, venivano acquistati direttamente dai suddetti polacchi che arrivavano nelle principali città italiane, e che li vendevano a molto meno rispetto alle centomila lire e passa delle gioiellerie! La fabbrica nasce nella città di Chistopol nel 1942, allorquando una fabbrica moscovita fu spostata sulle rive del fiume Kama per sottrarla all'avanzata tedesca. Da allora, Vostok è stato il principale fornitore del Ministero della Difesa sovietico. L'orologio più noto è il "Komandirskie" ("comandante"): nella prima foto in alto, abbiamo un modello "carristi" di era sovietica degli anni '70. La scritta "3AKA3 MO CCCP" nella parte bassa del quadrante sta per "Ordine del Ministero della Difesa dell' URSS", e indica che questo esemplare faceva parte di una fornitura militare. Nella seconda foto in alto, invece, un Komandirskie "paracadutisti" con un'originale corona di carica posta alle ore 2, risalente agli ultimi anni '80.Il movimento di questi orologi era solitamente quello nella terza foto in alto, siglato "2414", a carica manuale, 17 rubini, bilanciere antishock. Nella quarta foto, un esemplare di Vostok "Amphibia" degli anni '80, sempre a carica manuale; questo orologio è subacqueo fino a 200 metri di profondità (i "Komandirskie" fino a 50). Nella quinta foto, invece, un raro e notevole Vostok "Komandirskie" in versione cronografo: il movimento, però, non è Vostok, bensì un Poljot 3133 con 23 rubini. 

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In alto, alcuni Vostok prodotti attualmente. Nella prima foto, un recente "Komandirskie" automatico: l'aspetto è sostanzialmente simile alle versioni anni '80, ma la corona è più piccola e la cassa non ha le spallette a protezione della corona stessa. Nella seconda foto, un recente "Amphibia": la corona è, come ben visibile, più grande rispetto al Komandirskie. Nella terza foto, un nuovo modello, il "Ministerial Amphibia", sostanzialmente un "Amphibia" con cassa rettangolare. Nella quarta foto, un evidente segno della "nuova Russia": il Vostok "Kremlin", un orologio sicuramente più "zarista" che non "sovietico" ... c'è persino uno zaffiro nero incastonato nella corona! Ad ogni modo, tutti i nuovi modelli sono equipaggiati con il movimento automatico nella quinta foto, siglato "2416-B", con 31 rubini. I Vostok con movimento a carica manuale degli anni '70-'80 erano veramente robusti e quasi indistruttibili, ma molti automatici prodotti nella seconda metà degli anni '90 hanno dato più di un grattacapo; anche la finitura della cassa (semplicissima ma ben eseguita sui vecchi modelli), nello stesso periodo, lasciava spesso a desiderare, con cromature deboli. Ora la situazione è migliorata, tuttavia è un vero peccato che si sia buttata alle ortiche una genuina tradizione "militare" per realizzare orologi della serie "vorrei ma non posso"...Il modello nella sesta foto, comunque, è piuttosto piacevole: ha un aspetto "militare" come ci si aspetta da questi orologi, nonostante un look piuttosto "ispirato" al Breitling Navitimer.

 

 "Raketa" e "Slava": gli orologi "civili" russi

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I "Raketa" ("razzo" in russo) sono i più noti orologi russi "civili", non destinati ad impieghi militari. Erano prodotti nella città di Petrodvoretz (a circa 30 km. da San Pietroburgo); la fabbrica fu fondata addirittura nel 1701 dallo zar Pietro il Grande per la lavorazione di pietre preziose. Nel 1930, le stelle composte da rubini sulla torre del Cremlino furono prodotte proprio dalla fabbrica di Petrodvoretz, che a partire dal 1932 iniziò a produrre orologi. Anche questa marca fu importata ufficialmente in Italia alla fine degli anni '80, e pubblicizzata come "Paketa" (la "P" in realtà era una "R" cirillica). Purtroppo la Raketa ha chiuso per bancarotta nel 1995; recentemente la produzione è ripresa, ma gli orologi prodotti attualmente sono poco più che paccottiglia per turisti...Un peccato, perchè nella produzione passata esistevano dei modelli degni di nota, come ad esempio quelli con quadrante con indicazione a 24 ore (prima foto in alto), studiati per minatori, esploratori polari ed altre categorie che hanno la necessità di sapere se sia giorno o notte: in pratica, la lancetta delle ore fa solo un giro al giorno anzichè due, evitando confusione fra l'orario antimeridiano e pomeridiano. Alcuni modelli sono dotati anche di lunetta girevole con i fusi orari mondiali. Un altro modello da citare è quello dotato di calendario perpetuo (seconda foto), che consente -in maniera per la verità non proprio semplice, visto che è in cirillico...- di calcolare il giorno della settimana fino all'anno 2012 (dopodichè, ciccia...)! Il movimento (terza foto in alto) è a 19 rubini, carica manuale, piuttosto preciso (anche se a rischio rottura in caso di urto, il bilanciere non è antishock): tuttavia il fondello non è a vite ma a pressione, non vi è alcuna guarnizione, per cui i Raketa tendono ad accumulare condensa dietro al vetro nelle giornate piovose. Ad ogni modo, l'affidabilità e la precisione sono a tutta prova! Nella quarta foto, un altro modello piuttosto particolare, il Raketa Braille, studiato per i non vedenti: il vetro può essere aperto premendo la corona (come sugli orologi da taschino), e il non vedente può sapere l'ora sfiorando le lancette con le dita.  

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Gli "Slava" sono altri classici orologi russi non militari, mai importati ufficialmente in Italia: vengono ancor oggi regolarmente prodotti in quella che è chiamata ufficialmente "Seconda fabbrica di orologi di Mosca". I primi movimenti prodotti derivavano da un vecchio movimento francese d'anteguerra, il Lip "T-15" (anche alcuni fra i primi movimenti Poljot derivavano dalla Marca francese), prodotto su licenza. Nella prima foto in alto, un vecchio Slava: riguardo ad esso so soltanto che è automatico e dotato di 26 rubini. Nella seconda e terza foto, due esempi di orologi Slava ancor oggi prodotti, uno automatico ed uno a carica manuale; nella quarta e quinta foto, i rispettivi movimenti, siglati "2428" e "2427", con 21 e 25 rubini. Entrambi sono dotati (differentemente da altri orologi russi) di doppio datario, con un sistema rapido a pulsante per il cambio di data, ed hanno anche un' interessante caratteristica: due molle di carica anzichè una sola. E' interessante notare come la doppia molla di carica sia una soluzione tecnica adottata anche da diversi modelli della Lange & Sohne...ovviamente, a parte questo, gli Slava e i Lange & Sohne non hanno niente in comune, tantomeno il prezzo!! Tuttavia, anche questi orologi (perlomeno la versione a carica manuale che ho io) sono molto affidabili e precisi, nonostante la costruzione molto semplice (il vetro è praticamente un pezzo sottilissimo di plastica...) 

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Nella prima e seconda foto in alto, un altro interessante Slava: un esemplare al quarzo degli anni '70, uno dei primi esempi di orologio russo dotato di movimento non meccanico prodotto in loco. Fu prodotto in un quantitativo piuttosto ridotto. Nella terza foto, invece, il recente modello "Kapitan" automatico, alquanto vistosetto, con scritta in stile "monumentale" sovietico ed una strana "corona-tappo" a tenuta stagna che protegge la corona vera e propria (vedi anche la terza foto)! Nella quinta foto, infine, un recente modello in stile militare. 


Altri orologi russi

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Due parole anche su alcune altre Marche russe. La "Chaika" (in russo "gabbiano"; tale denominazione fu adottata perchè era il nome in codice della prima donna astronauta, Valentina Tereshkova - ed effettivamente la produzione era fatta principalmente di orologi da donna) fu fondata nella cittadina di Uglich nel 1940 per la lavorazione di pietre per l'industria di precisione, fabbricando in seguito movimenti di piccolo calibro (16 millimetri). Anche oggi, questa Marca produce principalmente orologi da donna, in verità piuttosto brutti e pacchiani. Due modelli sono però interessanti (entrambi da uomo): nella prima foto in alto, lo "Stadium" , realizzato per le Olimpiadi del 1980, con movimento automatico a 23 rubini (non più prodotto), e la cui forma ellittica riprende appunto quella di uno stadio; nella seconda foto in alto, invece, un modello prodotto attualmente, con la classica stella rossa (caratteristica di parecchi orologi russi!) e con uno spessore piuttosto ridotto, dovuto anche alle dimensioni del movimento, siglato "1601-A" e dotato di 17 rubini. Quest'ultimo modello è piacevole, anche se ha solo...le funzioni vitali (ore e minuti, senza nemmeno la lancetta dei secondi!). Ogni tanto qualcuno di questi orologi faceva capolino anche da noi, ma senza riscuotere particolari favori presso gli appassionati di vecchi orologi made in URSS.

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Non potevano mancare i famosi "cipolloni" da taschino! Gli orologi "Molnija" ("fulmine" in russo) non sono mai stati importati ufficialmente in Italia, ma la gente ne faceva incetta sulle bancarelle dei polacchi. La fabbrica fu fondata nel 1947 a Chelyabinsk, centro industriale negli Urali meridionali, e produceva anche orologi per navi e sottomarini (come del resto anche la Vostok). I primi movimenti di questi orologi da taschino derivavano dal francese Lip "R-36", mentre quelli attualmente prodotti, immutati da parecchi decenni (18 rubini, calibro 36 mm, lancetta dei secondi decentrata), sono derivati da un altro movimento francese, il Cortebert 620, che equipaggiava anche i nostri orologi da ferroviere "Perseo". Principalmente vi erano due modelli: con o senza coperchio di protezione (quest'ultimo  si apriva premendo sulla corona). Nelle prime due foto in alto, un modello decorato con la "Medaglia della vittoria", la più alta onorificanza militare in URSS; nella terza foto, il quadrante, e nella quarta, il movimento. Possiedo tre Molnija: un modello "da ferroviere", quello nelle foto con la Medaglia della Vittoria, ed un altro con una falce e martello con una spada sullo sfondo e la dicitura "MVD" alla base. Sono orologi decisamente "massicci", con una cassa in metallo spessissima ed un peso decisamente notevole! Inoltre, va considerato che sono in tutto e per tutto orologi anni '30: il ticchettio è decisamente robusto (meglio non metterli sul comodino mentre si dorme...), e se cadono a terra la rottura del bilanciere -non antishock- è assicurata...ma volete mettere il fascino? 

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Da notare che lo stesso movimento, nonostante le dimensioni tutt'altro che contenute, viene ora montato anche su alcuni orologi da polso! Nella prima e seconda foto in alto, il Poljot International "Moscow Nights" (Poljot International è un'azienda tedesca che produce orologi con movimenti Poljot e Molnija rivisitati e messi a punto). Anche l'orologio nella seconda foto è tedesco, pur avendo un movimento russo: è il Junkers "G-38", stessa denominazione di un famoso aereo da guerra tedesco. L'orologio nella terza foto, invece, è direttamente marchiato Molnijja. Tutti e tre hanno il movimento Molnija "3603", che, rispetto alla versione "3602" per orologio da taschino, è dotato di movimento antishock (quarta foto). 

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In alto, altri orologi russi meno conosciuti. Nelle prime due foto, due esempi recenti di orologi "Pobeda", ancor oggi prodotti. Questi orologi, prodotti dalla ZIM (Zavodi Imeni Maslennikov) nella città di Samara, non hanno nulla in comune con quelli prodotti dalla Poljot con lo stesso nome durante gli anni '50, e rispetto ad essi sono molto meno raffinati nella meccanica e nelle finiture. Sono equipaggiati con un semplice movimento a 15 rubini e piccoli secondi, e parecchi modelli hanno un look decisamente poco attraente. Tuttavia, possiedo un esemplare con quadrante blu metallizzato acquistato nel '93, e devo dire che, nonostante l'aspetto umile, ha sempre spaccato il secondo...Nella terza foto, un esemplare di orologio "Luch", prodotto nella città di Minsk, in Bielorussia. Tale marca fu fra le prime in URSS (oltre alla Slava) a produrre orologi al quarzo. Questo esemplare è interessante perchè, pur essendo al quarzo, assomiglia ai Raketa "calendario perpetuo" prodotti fino a qualche anno fa, e soprattutto ai giapponesi Orient Multi-Calendar degli anni '70-'80. Nella quarta foto, un orologio "Zarja", prodotto nella città di Penza, e equipaggiato con un movimento a 22 rubini (quinta foto). Anche questa marca produce movimenti interessanti...ma inseriti in orologi piuttosto brutti (e quello in foto è uno degli esempi migliori)!! 

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Nelle cinque foto in alto, invece, un "pezzo" davvero interessante! Trattasi di un orologio subacqueo prodotto dalla Zlatoust, nella città omonima. Veniva usato, fino alla caduta del comunismo, dal reparto sub della VMF (Vojenno Morskoj Flot), la Marina Militare Russa. La cosa che più salta all'occhio di qust'orologio, sono le dimensioni, a dir poco incredibili: 56 mm di diametro (senza la corona), 26 di spessore, e 250 grammi di peso!!! Praticamente risulta quasi non indossabile: la massima solidarietà ai sub sovietici che lo usavano anche come zavorra per scendere in profondità...Tutto, su questo orologio, è sovradimensionato fino all'estremo limite:  notare il gigantesco "tappo di lavandino" (con tanto di catenella!) a protezione della corona di carica. Le lancette sono luminose, l'orologio può essere smontato manualmente, e in dotazione c'è addirittura una robusta griglia metallica a protezione del vetro...una specie di "carro armato da polso", insomma! Il movimento, anch'esso enorme, è praticamente derivato da un movimento Dueber-Hampden da taschino (prodotto su licenza dai sovietici dagli anni '30!): 15 rubini, 30 ore di carica, piuttosto robusto, ma anche dotato di una precisione relativa (-/+1 minuto al giorno); evidentemente, hanno tenuto in conto che un sub non rimane certo sott'acqua per un giorno intero! Quest'orologio viene ancor oggi prodotto, anche se la sua funzione (per ovvi motivi) è ora più che altro collezionistica; inoltre, a differenza dei "veri" esemplari militari, la cassa è cromata e non più in acciaio inossidabile, e la resistenza all'acqua ridotta a soli 50 metri. Quasi incredibile, viste le dimensioni pazzesche di vetro, guarnizioni e quant'altro!

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Accanto ai marchi "storici" dell'orologeria russa, ne sono sorti anche dei nuovi, che producono orologi con movimenti cinesi o russi. Fra questi, ho selezionato ovviamente quelli con movimenti meccanici russi. La "Orion" produce, ad esempio, l'orologio con movimento "scheletrato" nelle prime due foto in alto, con movimento made in China, nonchè quello nella terza foto, dotato di due movimenti indipendenti Zarja (sempre 17 rubini). La "Rekord", invece, oltre ad orologi con movimenti svizzeri e giapponesi (ISA, Citizen-Miyota), produce anche modelli con movimenti Slava, 21 rubini a carica manuale (quarta e quinta foto) o 25 rubini a carica automatica (quinta foto). Tutti questi modelli, a mio parere, sono interessanti, ma non hanno il fascino di modelli "tipicamente" russi, quali il Vostok "Komandirskie" e il Poljot "Sturmanskie".

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Per finire, due orologi russi...non fabbricati in Russia! Il modello nella prima foto in alto veniva prodotto in Francia dalla Gruen su disegno italiano, e venduto in Italia e all'estero con il marchio "Soviet". Ispirato vagamente allo Zlatoust subacqueo della Marina russa, era equipaggiato con un movimento al quarzo. Lo stesso marchio veniva usato per una linea di abbigliamento che comprendeva anche dei "jeans alla russa" (prodotti però in Italia) con tanto di tasca con cacciavite griffato e stella rossa, che facevano furore! Gli orologi nella seconda e terza foto, invece, si chiamano "Vrema" ("tempo" in russo), ed hanno un semplice movimento meccanico a carica manuale (purtroppo non ne conosco l'origine). Oggi quasi nessuno ricorda (o, in malafede, sembra voler ricordare...) questi orologi, eppure verso la fine degli anni '80 erano diffusissimi. Prova ne sia il fatto che all'epoca esisteva, sulle bancarelle dei marocchini, persino un ricchissimo assortimento di imitazioni, con movimenti meccanici o al quarzo provenienti dall' Estremo Oriente. Tipici erano i finti Vostok, ancor oggi incredibilmente presenti sulle bancarelle dei mercati moscoviti per abbindolare i turisti, fatto incredibile se consideriamo che un Vostok costa davvero poco (ma in Italia quelli venduti nelle gioiellerie costavano una discreta cifra). Un segno di come questi orologi, per un pur breve periodo, fossero in testa ai desideri degli appassionati.

La cosa più strana è che, nei primi anni '90, tutti questi orologi erano apprezzati in particolare dal pubblico giovane: molti miei coetanei (all'epoca diciottenni o giù di lì) indossavano dei Vostok, dei Raketa ed in parecchi casi anche i "cipolloni" Molnija. Oggi, nonostante vengano ancora prodotti, quegli orologi riscuotono molto meno successo da noi: forse anche perchè, in generale, tutta la Russia ha perso d'immagine dopo la caduta dell' URSS. Durante la "perestrojka" si sperava in un' URSS democratica, l'Armata Rossa era ancora una leggenda (anche se sicuramente non sempre positiva, ma lo stesso si potrebbe dire dei Marines americani), e la stessa iconografia sovietica era stranamente affascinante. Ora, invece, quando si pensa alla Russia, si pensa ad un Paese allo sbando in balia della mafia e del consumismo, ferme restando la povertà e la mancanza di democrazia, presenti anche prima. Un fatto è sicuro: che con la caduta dell'URSS è crollata una grande Nazione, grande nel bene e nel male, e che al suo posto è sorta una serie di Stati (Ucraina, Repubbliche caucasiche ecc.) comandate da dittatorelli con ancora meno scrupoli dei loro predecessori moscoviti. E poi, come "nemico storico" l'URSS era sicuramente più degna di un'accozzaglia di terroristi islamici ignoranti e fanatici...ma questa è un'altra storia.  


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